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venerdì 2 agosto 2013

Ossessione di mamma: uccidere i figli L’aveva gridato ai parenti e ai vicini

Varese, 20 maggio 2013 - «Più avanti verificheremo se il comportamento delle strutture sanitarie nei confronti della signora è stato adeguato. È uno scrupolo. Faremo questa verifica». Poche parole dal pm Mirko Monti per sintetizzare i tanti, inevitabili interrogativi scaturiti dal dramma di Busto Arsizio. Una donna di 42 anni, moglie di un professionista, getta dal balcone i suoi bambini di 6 e 3 anni.Una donna alterata. Si portava dietro da anni il suo oscuro, irreversibile male di vivere, era seguita da un medico e dal Cps di Busto Arsizio.Aveva vissuto periodi di ricovero, l’ultimo dal 19 aprile all’11 maggio nel reparto psichiatrico da cui da cui era uscita con la prescrizione di una terapia di psicofarmaci. Venerdì l’ultimo controllo. Non aveva mai nascosto il proposito di vestire i panni di Medea, la sua volontà di uccidere i suoi piccoli. Lo sapevano in famiglia. Il marito ha confidato a un vicino: «Abbiamo sempre temuto che potesse succedere quello che è successo. Tutte le volte che tornava dall’ospedale stava male. Avevamo pensato di farla ricoverare in struttura privata, che sono tutte molte costose».
I vicini di casa erano a conoscenza del suo proposito di sopprimere i figli. Nell’elegante palazzone nella prima periferia di Busto se ne parlava come di un fatto pubblico, risaputo. «Lei urlava sempre - racconta Antonio, uno dei condomini -. Sapevamo delle sue condizioni psichiche, io l’ho sentita pochi giorni fa dire che avrebbe gettato i figli dalla finestra». È ancora un vicino a raccontare: «Stamattina (ieri, ndr) ho incontrato il marito. Mi ha detto: “Ce l’aspettavamo che potesse succedere”»Anche la donna pareva essere consapevole del tarlo che le insidiava la mente. Di recente aveva frequentato a Oleggio il gruppo Rinnovamento carismatico, che si propone la rigenerazione spirituale attraverso la preghiera. Si era anche portata in casa come collaboratrice una fedele del gruppo fino a quando la famiglia non aveva deciso di congedarla. Un dramma atteso e anche temuto che si è concretizzato nel suo orrore poco dopo mezzogiorno di sabato.
Ma la vita vincerà. I medici sono ottimisti. Il bambino è curato in ospedale a Legnano per una frattura occipitale e la frattura di una vertebra cervicale. Viene sedato, la respirazione è sufficiente e per questo non è intubato. Ieri mattina ha visto i cartoni in televisione. La sorellina dall’ospedale di Busto è stata trasferita al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, scelto dalla Regione Lombardia come unico trauma center privato. Nel volo spaventoso ha una riportato un trauma toracico con emorragia interna. È sottoposta a ventilazione meccanica per scongiurare il rischio di una emorragia interna. È sedata ma quando è stato provocato il risveglio la risposta neurologica è stata positiva